Sunday, December 11, 2016

Prospettive e passaggi

Intermezzo: La genesi dell’atteggiamento di fede


Gruppo di lingua italiana                        
Benjamin GAHUNGU, Rafał MUDA, Yoshikazu TSUMURAYA (Ci ha mandato il suo contributo)

7 dicembre 2016

Oggi nella cultura caratterizzata dall’individualismo, dal soggettivismo e dal pragmatismo, ciascun uomo, anche giovane, tende alla felicità di sé e alla realizzazione di se stesso. Questa tendenza influisce in un certo modo anche sull’atteggiamento dell’uomo nei confronti degli altri. Tale atteggiamento può esprimere in termini “chiedere” e “ricevere”. Il problema è che l’uomo centrato su se stesso considera normale “chiedere agli altri qualcosa e lo ricevere da loro” e non vi sente un senso di gratitudine verso gli altri. La relazione con gli altri ha nel centro l’io o sé.  Questo tipo di relazione si estende anche a quella con Dio: Gli chiede un bisogno concreto, tuttavia se tale bisogno è realizzato, non Gli esprime la gratitudine, ma diminuisce interessi verso Lui e non continua un comportamento religioso.

Giovani parrocchiani partano per una gita, Rukago - Burundi (foto di Benjamin)
Esiste anche una concezione di “Dio come ambulanza” che suppone che nel tempo di una mancanza l’uomo si rivolge a Dio cercando un intervento di tipo caritativo. Dio viene concepito dunque come un benefattore che offre risposte concrete e qualche volta materiale e alla Religione viene attribuito il ruolo di offrire rifugio e consolazione. Abbiamo visto pero che una tale prospettiva non è adeguata per istruirci sui i dinamismi e strutture in cui un atteggiamento di fede può trovare le sue radici. L’impegno della pastorale giovanile, in questo contesto è di aiutare i giovani a costruire la vera e completa immagine di Dio che si rivela anche nel dolore e nella sofferenza; liberare i giovani da una religione di bisogno e di necessità per stabilire una relazione personale con la piena fiducia. Ma per realizzare ciò, è importante che i genitori, gli educatori, i formatori e i pastori siano coscienti come essi stessi hanno realizzato questo passaggio e con quali passi concreti possono realizzare un tale cammino.


La religiosità e l’etica possono istruirci sui i dinamismi e strutture in cui un atteggiamento di fede può trovare  le sue radici. Per essere e rimanere vitale, la spiritualità nella cultura secolarizzata sarà possibile se attinge la sua energia da questi due luoghi. Ma per diventare spiritualità cristiana avrà bisogno di una trasformazione profonda (p. 180). La persona giunge gradualmente a un rapporto personale con Dio attraverso processi di natura psichica in risposta alle sollecitazioni che emanano dal linguaggio e dei simboli religiosi. Il comportamento religioso — nel caso del cristianesimo l’atteggiamento di fede visto come un rapporto particolare con Dio — è il risultato di una transformazione dello psichismo e non può essere il punto di partenza (p. 183).


Accettare che l’etica è uno dei luoghi chi può istruirci sulle radici dell’atteggiamento di fede significa che i valori ritenuti importanti dai giovani — amicizia, indipendenza, libertà, famiglia, amore, fedeltà, solidarietà, giustizia, lavoro, pace, diritti umani, ecc. (cap. 3) — possono costituire un punto di partenza verso un rapporto personale con Dio. Qui il compito della pastorale giovanile è di aiutare i giovani a capire in che cosa consiste una tale trasformazione e come si passa dalla Mozione alla Consapevolezza; dalla Consapevolezza all’Esperienza (cognitiva e affettiva); dall’Esperienza alla Riflessione e dalla Riflessione alla Decisione che porta all’atteggiamento di fede. Si tratta dunque di aiutare i giovani partendo dai valori ritenuti da essi importanti per arrivare ad un atteggiamento di fede o partendo di una esperienza di Dio per arrivare ad una decisione di scelta personale per Dio.

Don Benjamin




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