Spiritualità giovanile, il quinto tema: Modelli, esperienze fondatrici e strumenti di crescita per la spiritualità giovanile
Gruppo di lingua italiana: Ernesto di Fiore, Benjamin Gahungu e Rafał Muda
| Giovani cattolici durante una giornata di ritiro, Polonia (foto di R. Muda) |
L’incontro con la diversità culturale e religiosa può risultare al tempo stesso un rischio e un’opportunità; un rischio poiché se la fede non viene vissuta in modo autentico non riuscirà nemmeno ad essere trasmessa alle giovani generazioni oppure potrebbe essere considerata al pari di altre forme culturali e religiose generando un diffuso sincretismo. La multireligiosità e multiculturalità può diventare invece un’opportunità di crescita e di vissuto autentico della fede cristiana poiché è possibile rafforzare la propria identità dal confronto con la diversità, non mettendo dei muri bensì accogliendo la ricchezza che l’altro può darmi.
In alcuni contesti comunitari cristiani si rileva ancora una certa chiusura nei confronti della diversità culturale e religiosa come anche della diversità che nasce dall’incontro con il progresso scientifico e sociale, si pensi a tal riferimento alle innovazioni portate dalla globalizzazione, in particolare nel campo della comunicazione, come Facebook, Instagram, ecc. In alcuni contesti sono considerati ancora come un limite ad un corretto sviluppo del vissuto cristiano.
La conclusione di questa prima parte della nostra condivisione è stata che un giusto atteggiamento nei confronti della diversità sia quello di vederla come un’opportunità di crescita, cercando di ricevere da essa ciò che può aiutare a crescere nella propria fede. Anche i nuovi mezzi di socializzazione possono diventare un’opportunità di vivere e testimoniare i valori della fede se usati in modo sano. La Chiesa generalmente ha compreso che l’inculturazione nasce e si sviluppa attraverso l’accoglienza e il dialogo con la diversità, poiché Cristo è il cuore di ogni realtà esistente e il Vangelo può vitalizzare ogni contesto.
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| Evangelizzazione e i giovani - Duomo di Firenze (Foto di S. Boenzi) |
2) Un secondo punto su cui si è soffermata la nostra riflessione riguarda il coinvolgimento dei giovani nell’azione evangelizzatrice. Dalla nostra esperienza abbiamo riconosciuto che la testimonianza di un giovane è molto più efficace di quella di un adulto, anche se sacerdote, per il giovane a cui è indirizzata. Un giovane si sente maggiormente stimolato a credere a quelle verità che un sacerdote o catechista annuncia se ad avvalorarle vi è la testimonianza di un giovane della sua età. Il giovane pensa “se la fede rende felice lui, allora può farlo anche con me”; la testimonianza dei giovani diventa un ottimo motivo di credibilità per la fede.
| Giovani di Rukago - Burundi (foto di Benjamin) |
Dar fiducia ai giovani è fondamentale per accompagnarli in un cammino di fede; essi hanno bisogno di sentirsi responsabilizzati potendo partecipare all’organizzazione delle diverse attività pastorali poiché nei giovani è importante sentirsi protagonisti della realizzazione di ciò in cui credono. In alcune realtà questo non avviene perché dar fiducia ai giovani implica un maggior coinvolgimento da parte degli adulti mentre a volte può risultare più semplice fare da sé senza sconvolgere equilibri ormai consolidati. È un po’ la legge del “si è sempre fatto così”: a che vale allora cambiare le cose?
L’evangelizzazione dei giovani è anche favorita dalla frequentazione dei loro luoghi abituali che possono diventare dei luoghi di evangelizzazione; spesso lo stare con loro portando la propria testimonianza e approfittando di ogni occasione per dare una parola edificante o un aiuto, vale più di una predica fatta nei locali parrocchiali in cui i giovani potrebbero non venire mai.
3) Al termine della condivisione il professore ci ha chiesto di sintetizzare il tutto con una parola che portavamo nel cuore; la risposta è stata: INTERCULTURALITÀ.
Sommario per Ernesto di Fiore



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