Giovani e religiosità nel contesto socio-culturale europeo
Lavoro di Gruppo di lingua italiana:
Ernesto di Fiore, Benjamin Gahungu, Rafał Muda
(Yoshikazu Tsumuraya era assente per la nascita del figlio in Giappone)
16 Novembre 2016
Il terzo capitolo del libro ha messo in risalto le principali domande esistenziali dei giovani, i loro bisogni e al tempo stesso i valori che cercano di perseguire. Riflettendo insieme abbiamo riconosciuto che un possibile incontro tra queste domande e questi valori avviene proprio nel Vangelo e quindi nella proposta cristiana, un esempio particolare è il capitolo 5 del vangelo di Matteo.
I valori che l’uomo ricerca sono uguali per tutti, probabilmente quello che cambia sono le motivazioni che spingono a ricercare quei valori; non sempre queste motivazioni sono positive, anzi, risultano spesso negative. Si ricerca ad esempio la pace, la giustizia ma le motivazioni in molti casi sono egoistiche.
Da questa riflessione è emerso un aspetto importante da tenere in considerazione per comprendere l’universo giovanile: essi cercano dei valori ma con i fatti negano questi stessi valori da loro ricercati. Bisogna riuscire a comprendere questa dinamica e coglierne la positività per poter correggere anche quello che non va. Aiutarli ad esplicitare le proprie domande di senso e purificare le motivazioni, può aiutare i giovani a trovare le finalità giuste del loro agire e a scegliere i mezzi più opportuni per conseguirle; riuscendo così a dare stabilità e costanza al loro modo di vivere.
Anche le famiglie non sono testimoni di stabilità come non sono testimoni di un autentico cammino di fede cristiano. I giovani sono uno specchio della nostra cristianità poco coerente. Una conseguenza di ciò molto visibile sta nel fenomeno per cui molti giovani dopo aver ricevuto il sacramento della Cresima, abbandonano le parrocchie e il proprio cammino di fede.
Un altro aspetto che è emerso nella discussione è che i valori in cui i giovani credono, sono da loro vissuti in modo puramente umano ed immanente, senza alcun legame con la trascendenza e senza dal loro un senso cristiano. Una conseguenza di questo atteggiamento è la difficoltà che la Chiesa oggi riscontra nel testimoniare e vivere la dimensione simbolica della propria fede, si fa fatica a vivere il rapporto con la realtà come un luogo in cui Dio abita e ci viene incontro. Un’ulteriore conseguenza è il formalismo con cui viene vissuta la Liturgia e la difficoltà a comprendere i segni liturgici e a partecipare attivamente alle celebrazioni.
I giovani faticano a riconoscere una reale esperienza di Dio nella testimonianza delle generazioni cristiane che li precedono; c’è da dire a tal proposito che senza una reale esperienza di Dio la nostra fede è solo un sistema e finisce per diventare inevitabilmente sterile.
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| Parla Ernesto |
Un altro aspetto che è emerso è nel fatto che la società odierna offre poche possibilità di crescita; in molti casi, gli adulti o gli anziani sono nostalgici del passato e criticano il presente; i giovani vengono definiti “bamboccioni” o in altri casi si parla di “adultescenza” per indicare la difficoltà che le persone hanno di superare il periodo della adolescenza-giovinezza per diventare adulti maturi. L’atteggiamento giusto sarebbe quello di saper cogliere gli aspetti positivi del presente, accogliendo la realtà in cui viviamo.
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| Parla Rafał |
La condivisione si è conclusa con la considerazione della necessità di una lettura critica della situazione attuale che sappia imparare dalla storia che ha sempre visto momenti difficili come quelli attuali. Anche oggi il Vangelo, come ha sempre fatto, può aiutare a far luce sui problemi del tempo.
Sommario: Ernesto di Fiore






















